In questo gennaio 2015 mi trovo in Francia, in particolare nel sud, nel Midi, e sto toccando con mano la reazione dei francesi dopo il massacro nella redazione di Charlie Hebdo.
Ciò che più mi colpisce sono l’unità e la solidarietà che aleggiano tra le persone.
Tanti per esempio i commercianti che hanno apposto sull’ingresso del loro locale la frase intrisa di fraternité e liberté “Je suis Charlie”.
Tante le persone che invocano davvero libertà di parola e di espressione, un diritto fondamentale che dovrebbe appartenere a tutto il genere umano, a tutte le donne e gli uomini a qualsiasi latitudine del globo.
Giovedì 8 gennaio, a mezzogiorno, il giorno dopo l’ecatombe, mi trovavo in un grande centro commerciale di Brignoles (Var) e dopo l’annuncio della speaker le persone si sono fermate – ci siamo fermati – e, in una posa composta, abbiamo tenuto 1 minuto di silenzio.
Un momento magico…
La musica pop si è spenta.
E le persone hanno trovato il tempo per pensare, pregare, riflettere su questioni serie, non effimere.
Anche in Provenza, una terra in cui il Front Nationale è molto forte, si avverte in tante persone la voglia di unità e di non cedere alla paura iniettata dagli atti di terrorismo compiuti a Parigi;
si avverte la voglia di creare una società pluralista, aperta e tollerante, a dispetto dei messaggi demagogici, populisti e razzisti di tutti quei gruppuscoli neofascisti che sfruttano la situazione per fomentare la divisione tra i popoli…
Un altro mondo è possibile… non più basato sulla violenza, sulla guerra e sui giochi geopolitici-strategici mascherati da terrorismo…
Silvia C. Turrin
on line anche in Un’altra Vita in Provenza